Pensiero computazionale, definizione e significato

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Pensiero computazionale: definizione e significato di un concetto che sta registrando un interesse crescente, nella scuola e non solo.

Il pensiero computazionale è una abilità che andrebbe sviluppata sin da bambini, a scuola, perché aiuta a pensare meglio, in modo originale e mai ripetitivo. Cerchiamo di scoprire insieme il perché.

Pensiero computazionale, definizione

Per pensiero computazionale si intende una attitudine mentale, un processo mentale che consente di di risolvere problemi di varia natura seguendo metodi e strumenti specifici.

Pensiero computazionale, significato

Fin qui la definizione di pensiero computazionale. Cerchiamo di capire però meglio il significato di questa definizione. Sostanzialmente Il pensiero computazionale, in poche parole, è la capacità di risolvere un problema pianificando una strategia. Come spiega la scienziata americana Jeannette Wing, significa “pensare come un informatico, in modo algoritmico e a livelli multipli di astrazione”.

Quindi il pensiero computazionale è un processo logico-creativo che consente di scomporre un problema complesso in diverse parti, più gestibili se affrontate una per volta. Trovando una soluzione a ciascuna di esse è possibile risolvere il problema generale.

Pensiero computazionale cos’è che lo rende universale

Pensiero computazionale, cos’è che lo rende così universale. Pensare in modo computazionale significa suddividere il processo decisionale in singoli step, ragionare passo passo sul modo migliore per ottenere un obiettivo. Una comportamento che in realtà –  quasi senza accorgercene – mettiamo in atto tutti i giorni, per esempio quando stabiliamo il percorso più breve per raggiungere una destinazione oppure, più semplicemente, quando giochiamo ai videogiochi e dobbiamo elaborare un piano per superare un livello.

Il pensiero computazionale può tornarci utile in ogni situazione, anche nelle più insolite, come dimostra questo video tratto dal film Apollo 13 e portato come esempio anche dal sito del progetto Programma il futuro, del Miur, per far comprendere meglio di cosa stiamo parlando.

Coding e Pensiero computazionale

Coding e pensiero computazionale, cos’è questo binomio e cosa lega questi due concetti. Potremmo dire che il coding è la palestra del pensiero computazionale che va stimolato e allenato sin da piccoli. Molti educatori lo considerano addirittura un’abilità di base come leggere, scrivere e contare. Per questo dovrebbe essere insegnato – come già accade in diverse zone del mondo e in parte anche in Italia – fin dai primi anni di scuola.

Lo strumento didattico più utilizzato per educare i bambini al pensiero computazionale è quindi il coding, che consente di apprendere le basi della programmazione informatica in modo pratico e divertente.

La scelta di un approccio ludico è strategica perché consente di attirare l’attenzione dei più piccoli, i quali – davanti a un monitor – credendo solo di giocare, imparano come risolvere un problema più o meno complesso, scrivendo una serie di istruzioni che la macchina interpreta ed esegue. Una sequenza tutto sommato semplice: con il coding imparo a risolvere un problema, risolvo il problema attraverso una serie di istruzioni che impartisco attraverso il pc, e così facendo sviluppo il pensiero computazionale.

Pensiero computazionale a scuola

Nella primavera 2018 l’Università di Pisa ha vinto il Google Educator Grant Award per un progetto sul pensiero computazionale nella scuola secondaria. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di introdurre l’attitudine al problem solving, cioè l’attitudine a risolvere problemi di natura più o meno complessa. Il coding è previsto solo in parte nel programma, che prevede lezioni teoriche e laboratori. Destinatari del progetto dell’Università di Pisa sul pensiero computazionale sono docenti di materie scientifiche e tecnologiche della scuola secondaria superiore.

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Per capire il pensiero computazionale cos’è e come svilupparlo con il coding puoi leggere:

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