Mano robotica: i miracoli della scienza, mai più disabili

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Mano robotica: così la scienza può cambiare in meglio la vita della gente. La ricerca sulla mano robotica ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni. L’obiettivo è quello di realizzare protesi di mano sempre più sofisticate con caratteristiche sempre più vicine a quelle degli arti umani.

Mano robotica: il pensiero diventa movimento

“My Hand” è il progetto dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha consentito di realizzare una mano robotica capace di “comunicare” sensazioni tattili a chi la indossa. Un arto bionico che si integra con i muscoli e il sistema nervoso dell’individuo e riesce così a trasformare la sua volontà in movimento. Proprio come se si trattasse di una mano vera. Una eccellenza italiana che potrebbe sbarcare sul mercato nel breve periodo, “a prezzi molto bassi”, precisano dall’Istituto. “My Hand” è stato finanziato dal ministero dell’Università. Il risultato oggi è una protesi che potrà essere impiantata senza passare per la sala operatoria.

L’Istituto di BioRobotica studia la mano robotica dal 1999. Uno sforzo che ha consentito di dare vita – è il caso di dirlo – a un arto bionico curato anche nel design. Tre motori elettrici e il pollice opponibile consentono di afferrare agevolmente una gran varietà di oggetti.

La mano robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia

Dal 2017 sarà disponibile per i pazienti che hanno perso l’uso dell’arto la mano robotica realizzata dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova in collaborazione con l’Inail. Della produzione e della commercializzazione si occuperà una start up che nascerà per iniziativa dello stesso ITT di Genova. Questa protesi di mano è stata realizzata in materiale plastico con la stampa 3D.  Pesa circa mezzo chilo e viene controllata dal paziente grazie ad alcuni sensori applicati sui muscoli, senza alcuna operazione chirurgica, quindi senza alcun intervento invasivo.

Si chiama invece ReHand il progetto che ha consentito all’IIT di realizzare un esoscheletro robotico per la riabilitazione della mano. Questo dispositivo robotico si indossa in pochi secondi come se fosse un guanto roboticoReHand sfrutta i segnali bioelettrici dei muscoli e li traduce n movimento.

Abbiamo parlato fin qui di due eccellenze italiane il cui obiettivo dichiarato è quello di restituire la normalità a chi ha perso un arto, a prezzi accessibili. Vediamo adesso alcuni modelli di mano bionica già in commercio.

La mano robotica: uno sguardo all’estero

mano-roboticaGià adesso, anche in Italia, è possibile acquistare arti bionici prodotti da aziende straniere. È il caso, per esempio, della mano robotica bebionic dell’azienda inglese Steeper, che produce protesi di mano di diversa misura, a seconda delle esigenze del paziente.

L’azienda tedesca Ottobock produce Michelangelo, una protesi di mano con una forza di presa dichiarata di 6-7 chili, realizzata con materiali morbidi per rendere questa arto quanto più simile possibile a una mano naturale.

Touch Bionics è un’altra delle aziende che producono e vendono protesi di mano robotica. Una di queste è stata impiantata anche su un bimbo inglese di nove anni.

La sfida nel settore degli arti bionici, insomma, sembra già vinta. La possibilità di sostituire pezzi del nostro corpo con “ricambi” artificiali ci renderà un po’ più cyborg ma, probabilmente, anche un po’ più umani, aiutandoci a superare handicap in passato fortemente invalidanti.

Abbiamo parlato di Cyborg, mano robotica e altre protesi robotiche anche in questi articoli:

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