Soft robot: morbidi e versatili, la robotica cambia “pelle”

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I soft robot sono robot realizzati con materiali morbidi e flessibili. Si ispirano alla natura e sono in grado di interagire in modo più sicuro con l’uomo e l’ambiente esterno.

La soft robotics è uno dei settori emergenti della biorobotica e smentisce l’assunto secondo il quale un robot, per funzionare, deve necessariamente essere costituito da un insieme di strutture rigide. I soft robot sono robot “soffici” con capacità di adattamento superiori a quelle dei robot tradizionali: possono allungarsi, torcersi, deformarsi, esattamente come le specie animali e vegetali che imitano. Proprio per questo, terminate le sperimentazioni, i soft robot saranno impiegati in svariati settori: in campo chirurgico e riabilitativo ma anche in ambito civile e militare, con compiti di esplorazione e soccorso.

Pisa e Genova capitali della soft robotics 

L’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è uno dei templi mondiali della soft robotics, un punto di riferimento per chi crede nelle potenzialità di questa nuova generazione di robot. Da anni coordina una serie di progetti di ricerca internazionali, alcuni davvero pionieristici. A cominciare da Octopus e PoseiDRONE, due soft robot che si comportano come dei veri cefalopodi. Dotati di tentacoli, hanno un corpo in gomma e silicone che consente loro di nuotare in spazi angusti, manipolare oggetti e  – nel caso di PoseiDRONE – resistere anche ad urti violenti. In futuro potrebbero essere utilizzati per il monitoraggio dei fondali marini o in missioni di recupero e salvataggio.

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Anche in ambito medico i ricercatori del Sant’Anna hanno offerto un valido contributo, sviluppando il robot chirurgico STIFF-FLOP, un endoscopio a rigidità variabile che garantisce l’esecuzione di interventi complessi attraverso un approccio mini invasivo. Al progetto ha partecipato, tra gli altri, anche l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che alla soft robotics, ormai da anni, dedica studi e ricerche ad ampio raggio.

Da Plantoid – pianta robot con radici sensorizzate pensata per l’esplorazione del sottosuolo e la bonifica ambientale – a SoftHand Pro, una mano robotica in materiale plastico collegata all’avambraccio tramite sensori che recepiscono gli impulsi muscolari. Stampata in 3D, SoftHand Pro non necessita di intervento chirurgico per essere impiantata.

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Soft robot, il robot più resistente al mondo

Concludiamo la nostra breve rassegna con un robot da guinness dei primati. La Scuola di Ingegneria e Scienze Applicate dell’Università di Harvard ha realizzato un soft robot in gomma siliconica praticamente indistruttibile. Si muove in modo autonomo, resiste al fuoco, all’acido e a temperature ampiamente sotto lo zero. Funziona a batterie e può sollevare carichi fino a 3,4 kg. Come Octopus e PoseiDRONE, potrebbe essere impiegato per esplorare zone pericolose e inaccessibili all’uomo.

 

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