Robot militari, così combatteranno nel futuro

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Robot militari, autonomi e “intelligenti”. Saranno loro i protagonisti delle guerre del futuro. Secondo il Dipartimento della Difesa americano, entro il 2030 i conflitti saranno combattuti quasi interamente utilizzando sistemi robotici senza pilota, in grado di agire su più fronti con un alto livello di precisione. Gli eserciti tradizionali secondo questa previsione dovrebbero subire una cura dimagrante significativa: la consistenza delle truppe non conterà più come una volta. Sarà l’allestimento tecnologico a fare la differenza.

Nella foto sopra, il robot sentinella della Samsung SGR-A1, di cui parliamo nell’articolo: Robot Killer, cosa sono e perché dobbiamo temerli

Robot militari: dai carri armati ai droni spara missili

Sembra passata un’era geologica dai tempi del Teletank, carro armato a controllo remoto usato dai sovietici durante la seconda guerra mondiale. Dotato di mitragliatrici, lanciafiamme e fumogeni, era capace di riconoscere ed eseguire una ventina di comandi trasmessi via radio su due frequenze diverse.

Oggi il comando a distanza è un principio che si applica ai droni militari, detti anche UAV, Unmanned Aerial Vehicle, aeromobili a pilotaggio remoto usati prevalentemente per missioni di sorveglianza, ricognizione e intelligence in territorio nemico. Equipaggiati con videocamere e sensori, si controllano via satellite e in alcuni casi possono anche essere armati, come i droni Reaper – muniti di missili anticarro e bombe laser – in dotazione alle forze statunitensi, britanniche e israeliane.

Robot militari: un esercito di animali robot

Proprio gli Usa e la Cina sono i Paesi che stanno investendo di più nel campo della robotica militare. Da questo punto di vista, i droni rappresentano solo una fetta della torta. In attesa di capire chi la spunterà nella corsa agli armamenti autonomi, l’obiettivo a breve termine è sviluppare robot militari capaci di supportare gli eserciti sul campo di battaglia.

La Darpa, agenzia del Dipartimento della Difesa americano, ha finanziato ad esempio lo sviluppo di Big Dog, un cane-mulo robot progettato da Boston Dynamics – tra le aziende di robotica più conosciute al mondo – in grado di camminare su terreni impervi e trasportare carichi fino a 180 chili. I primi test non sembrano però aver convinto i vertici dei marines che hanno deciso di interromperne la sperimentazione. Big Dog sarebbe infatti troppo rumoroso e troppo difficile da riparare in caso di guasto. Spera di aver maggior fortuna Cheetah, quadrupede robot sviluppato dai ricercatori del Mit di Boston sempre sotto la supervisione della Darpa. Cheetah può raggiungere una velocità massima di 47 km/h e saltare ostacoli alti 40-45 centimetri. Nei prossimi anni potrebbe essere utilizzato per attività di perlustrazione e ricognizione.

Tra gli animali robot progettati per scopi militari ci sono anche i droni acquatici, come GhostSwimmer, uno squalo robot alimentato a batterie, capace di raggiungere grandi profondità. Testato con successo dalla Marina militare statunitense, sarà impiegato in missioni di intelligence per spiare i movimenti del nemico.

Robot militari: i robot killer in prima linea

In futuro è facile immaginare un uso sempre più corposo dei robot militari. Il punto di arrivo di questo processo saranno – con ogni probabilità – i robot killer, dotati di intelligenza artificiale e con “licenza” di uccidere. Completamente autonomi, saranno in grado di colpire gli obiettivi nemici riducendo contemporaneamente i rischi per i soldati, destinati a contare sempre meno nelle strategie militari. Al di là delle considerazioni di carattere etico, gli “indizi” vanno tutti in questa direzione: piaccia o no, la guerra 2.0 sarà completamente automatizzata.

 

Ci siamo occupati di robot militari anche negli articoli:

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