Robot in Italia, ecco perché siamo all’avanguardia

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Robot Italia, un binomio promettente certificato dai risultati che il nostro Paese sta ottenendo in un settore, la robotica, che a breve rivoluzionerà le nostre vite e l’intera economia mondiale. La leadership del Giappone è ancora indiscussa ma l’Italia progetta, sviluppa e investe. Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti in un mercato in forte ascesa che già oggi vale circa 27 miliardi di dollari e che nel 2020 supererà i 150 miliardi. Robotica umanoide, robotica industriale e di servizio: sono le aree in cui l’Italia è più all’avanguardia, al pari se non addirittura davanti a colossi come Stati Uniti, Francia e Germania. In questo articolo vi spieghiamo come ci è riuscita.

robot-italiaRobot in Italia, una storia lunga 40 anni

Le fabbriche italiane vantano un tasso di automazione tra i più elevati al mondo. Solo nell’industria automobilistica ci sono 1100 robot ogni diecimila operai. Parliamo essenzialmente di bracci robotizzati per la manipolazione e la saldatura capaci di svolgere compiti troppo pericolosi o faticosi per l’uomo. Un primato, quello italiano, che non deve sorprendere: l’Italia è leader nel campo dell’automazione industriale almeno dalla fine degli anni Settanta, da quando la Fiat introdusse nei suoi stabilimenti Robogate, un sistema robotico per l’assemblaggio delle scocche delle auto, sviluppato dalla torinese Comau, tra le più note aziende di robotica al mondo.

Robot in Italia, i robot umanoidi dell’Istituto Italiano di Tecnologia

Non solo bracci meccanici autonomi, i ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT) stanno sviluppando una generazione di robot di servizio umanoidi. Il “pezzo” più pregiato della collezione è iCub robot, un umanoide dalle sembianza di un bambino che cresce con l’interazione. Alto poco più di un metro, è mosso da 53 motori, ha un viso espressivo e mani prensili che gli consentono di afferrare e manipolare gli oggetti. Adottato da una trentina di laboratori tra Europa, Asia e America, iCub è una delle piattaforme robotiche più diffuse al mondo.

Un’altra creatura dell’IIT è Walk-man, robot umanoide specializzato in emergenze, realizzato in collaborazione con il Centro ricerche Piaggio di Pisa. Un robot soccorritore di 185 centimetri per 118 kg in grado di muoversi su terreni impervi, maneggiare attrezzi e guidare grazie a mani flessibili, quasi umane.

Nel 2015 Walk-man è stato il primo robot italiano a partecipare al Darpa Robotics Challenge, competizione mondiale per robot umanoidi, organizzata dal Dipartimento della Difesa americano.

 

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R1 robot è invece il personal robot dell’Istituto Italiano di Tecnologia destinato alle famiglie. Con R1 la robotica esce dai laboratori ed entra nelle nostre abitazioni per aiutarci in una serie di compiti quotidiani.

R1 robot è un umanoide alto un metro e 25 centimetri, si allunga fino a un metro e 40, pesa 50 chili e i suoi avambracci e le sue mani sono ricoperti da pelle artificiale che conferisce al robot una specie di tatto simile a quello umano.

Ne parliamo negli articoli: R1 robot, il personal robot umanoide italiano – Robot R1, prezzo e dettagli tecnici – Robot R1, cosa fa l’umanoide italiano

Robot in Italia: robot badanti contro la vecchiaia

La robotica vive di sfide, si propone di risolvere problemi concreti, raccogliendo gli input che arrivano dal mondo reale. All’invecchiamento della popolazione, ad esempio, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha risposto con tre robot per anziani, sviluppati nell’ambito di un progetto europeo denominato Robot-Era. Si chiamano DORO, CORO e ORO, si occupano di assistenza domestica, sorvegliano il condominio, fanno la spesa e buttano la spazzatura. Testati con successo su un gruppo di over 65 italiani e svedesi, sono pronti a prendersi cura di noi quando saremo in età più avanzata.

 

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Ci siamo occupati di robot per anziani anche negli articoli

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Romeo robot, il robot badante che assiste gli anziani.

 

 

Robot in Italia: protesi robotiche ed esoscheletri

Robot e disabilità: l’Italia si fa valere anche nel campo della neuro robotica. La Scuola Superiore Sant’Anna, ad esempio, ha realizzato una mano robotica – capace di restituire il senso del tatto a chi la indossa – e una gamba bionica per amputati transfemorali e persone con deficit motori. Un’altra protesi di mano è stata sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Inail: si chiama SoftHand Pro, è realizzata in materiale plastico ed è dotata di un tendine artificiale che le conferisce grande flessibilità.

Sempre nell’ambito della riabilitazione robotica spicca l’esoscheletro per disabili Phoenix che ha debuttato nel mercato dei robot indossabili dopo tre anni di sviluppo. Prodotto dall’azienda romana MES, Phoenix è una struttura robotica di sostegno per pazienti con problemi di mobilità causati da incidenti o malattie neurologiche. Come la maggior parte degli esoscheletri in circolazione, Phoenix è azionato da motori elettrici e si usa con le stampelle.

Sull’argomento puoi leggere anche Esoscheletro per paraplegici: come funziona

 

Robot in Italia: c’è anche il robot chirurgo che opera senza bisturi

Con il progetto europeo Futura (Focused Ultrasound Therapy Using Robotic Approaches), la Scuola Superiore Sant’Anna sta lavorando a una piattaforma robotica specializzata nel trattamento mini-invasivo dei tumori del rene, del fegato e in generale dei tumori addominali. Due bracci robotici attraverso l’emissione di ultrasuoni ad alta energia sono in grado di distruggere i tessuti tumorali senza l’uso del bisturi. Per un suo utilizzo nelle sale operatorie bisognerà attendere la fine della fase di sperimentazione. Un passo avanti per l’eccellenza italiana anche nella chirurgia robotica.

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Robot in Italia: il drone militare della Piaggio

Piaggio P1HH Hammerhead è il primo drone militare costruito interamente in Italia. Sviluppato da Piaggio Aerospace in collaborazione con Selex ES, società di Finmeccanica, Piaggio P1HH Hammerhead può raggiungere una velocità massima di 730 km/h e un’altitudine di quasi 14 mila metri. Nella “scuderia” della nostra Aeronautica affiancherà droni militari di fabbricazione straniera per svolgere operazioni di sorveglianza e pattugliamento in territorio nemico.

Robot biodegradabili che si decompongono

Robot biodegradabili, fatti da materiali bioplastici che si decompongono quando non sono più necessari. È la nuova frontiera con cui si confronta la robotica in Italia e porta ancora una volta la firma dell’IIT di Genova. Ogni parte dei robot, può essere realizzata con questi materiali che possono avere una struttura rigida o morbida. Già nei prossimi anni sarà possibile avere un robot interamente biodegradabile.

 

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