Robot flessibile, una “rivoluzione” tutta italiana

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Un robot flessibile, simile a un serpente, capace di muoversi in spazi angusti e di esplorare zone inaccessibili all’uomo. Lo ha realizzato il Centro di Micro Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT), in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Costruito interamente con uno speciale materiale elastico è composto da una lega di nichel e titanio. E a pensarci bene non poteva che essere brevettato in Italia, una delle patrie dei soft robot.

Robot flessibile: cambia consistenza ed evita gli ostacoli

robot-flessibileQuesto robot non ha ancora un nome, ma è già entrato nella storia della robotica: è infatti il primo robot flessibile al mondo in grado di farsi strada da solo, di costruirsi in modo autonomo la traiettoria da seguire, come se avesse un navigatore incorporato. La sua struttura è costituita da due strumenti identici, dalla forma allungata, che consentono al robot di avanzare intrecciandosi e supportandosi a vicenda. Ciascuna delle due parti, alimentate da una coppia di fili elettrici, può alternativamente diventare rigida e guidare l’altra.

Questo particolare sistema di locomozione, assolutamente inedito, permette al robot flessibile di compiere percorsi tortuosi, curvare ed evitare ogni genere di ostacolo o zona sensibile. Tutte qualità, queste, ipotizzate e auspicate dalla comunità scientifica ma che nessuno prima d’ora era riuscito a mettere in pratica.

Robot flessibile, possibili applicazioni

robot-flessibile-intrecciatoIl robot flessibile – messo a punto nei laboratori del Centro di Micro Biorobotica dell’IIT, a Pontedera, in provincia di Pisa – è il risultato di un lavoro multidisciplinare che ha visto anche il coinvolgimento di due ingegneri del Sant’Anna.

In futuro, grazie alle sue caratteristiche, potrebbe essere utilizzato come robot chirurgico – in grado di raggiungere zone piccolissime del nostro corpo senza danneggiare tessuti e organi circostanti – come robot soccorritore in luoghi impervi oppure per la riparazione dei satelliti in ambito aerospaziale. I primi modelli di questo “robot serpente” dovrebbero arrivare sul mercato nel giro di 3-5 anni.

 

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