Robot antropomorfo, cos’è e perché si ispira all’uomo

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Un robot antropomorfo è un automa capace di riprodurre alcune caratteristiche dell’uomo, di imitarne tratti distintivi come l’aspetto, i movimenti, persino le abilità percettive. Limitarsi a questa definizione non basta però a tracciare un identikit completo di questa tipologia di robot. Quando parliamo di robot antropomorfi, infatti, ci riferiamo allo stesso tempo a due diverse branche della robotica: la robotica industriale e la robotica umanoide. In ciascuno di questi due ambiti il robot antropomorfo viene progettato e sviluppato per adempiere a una sola “missione”: aiutare l’uomo, semplificargli la vita.

Robot antropomorfo, qualche cenno storico

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Il robot antropomorfo Famulus

Il robot antropomorfo debutta in campo industriale all’inizio degli anni Settanta con l’obiettivo di sostituire l’uomo in alcuni passaggi della catena di montaggio che prevedono lo svolgimento di attività usuranti e pericolose. Il primo robot antropomorfo a essere impiegato in una fabbrica viene realizzato nel 1973 dall’azienda svedese Asea: si chiama IRB 6 e di “umano” ha il braccio – flessibile, completamente elettrico e comandato da un microprocessore – che utilizza per la lucidatura di tubi in acciaio. Nello stesso anno, la compagnia tedesca Kuka costruisce Famulus, il primo braccio robotico con 6 assi elettromeccanici.

Curiosamente, sempre nel 1973, dall’altra parte del mondo anche la robotica umanoide compie i suoi primi passi, grazie a un team di ricercatori della Waseda University di Tokyo che sviluppa Wabot-1, il primo robot umanoide dell’era moderna. Dotato di gambe e braccia, Wabot-1 è capace di camminare, trasportare oggetti e interagire con l’uomo, sia pure scambiando solo qualche parola.

L’idea di un robot dalle fattezze umane, quasi indistinguibile da un uomo vero, si era già fatta strada nella letteratura con Isaac Asimov, il “profeta” della robotica, che nel 1946 aveva pubblicato un racconto di fantascienza (“La prova”), in cui il protagonista è un robot umanoide che aspira a diventare sindaco di New York.

Robot antropomorfo, caratteristiche e scenari futuri

Com’era prevedibile, dai tempi di IRB 6 a oggi i robot antropomorfi di tipo industriale si sono evoluti, migliorando sensibilmente le proprie prestazioni. Almeno nella forma, continuano ad essere dei bracci robotici, ma rispetto al passato sono più articolati e versatili, programmabili anche da remoto e capaci di eseguire mansioni diverse.

Il robot antropomorfo trova ora applicazione in diversi comparti produttivi, dal settore automobilistico all’industria elettronica, dove è responsabile di una lunga serie di operazioni – di taglio, saldatura, verniciatura, montaggio di materiali – che porta a termine con velocità e precisione. Un robot sicuro, con un margine di errore praticamente nullo, che sta spingendo all’estremo il processo di automazione industriale.

Anche la robotica umanoide ha fatto progressi incredibili negli ultimi 40-50 anni. Oggi gli eredi di Wabot-1 sono androidi sofisticati, pensati per aiutarci nella vita di tutti i giorni. Robot sempre più somiglianti all’uomo, di cui riproducono i movimenti e la capacità di adattarsi all’ambiente esterno.

Sono antropomorfi, ad esempio, diversi robot progettati per interagire con gli esseri umani o sostituirsi a loro in determinate situazioni: dai social robot ai robot badantirobot per anziani, dai robot di soccorso agli umanoidi con finalità educative e terapeutiche.

In alcuni casi siamo ancora ai prototipi, ma è probabile che nel giro di qualche anno faranno parte integrante della nostra quotidianità.

 

Per una panoramica più ampia sui robot umanoidi puoi leggere gli articoli:

Umanoide, significato del termine e un po’ di storia

Robot umanoidi, guida a tutti i modelli

Robot umanoidi in vendita, prezzo e caratteristiche

Robot umanoidi: ecco quanto costano

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