Istituto Italiano di Tecnologia, dove nascono i robot italiani

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L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT) è un istituto di ricerca fondato nel 2003 dal Miur e dal Ministero dell’Economia. Attivo dal 2005, è un polo di eccellenza nazionale nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, con 14 laboratori tra l’Italia e gli Stati Uniti. Per l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) lavorano oltre 1200 tra ricercatori, borsisti post-dottorato e dottorandi. Hanno un’età media di 34 anni e il 45% di loro viene dall’estero. Il motto dell’IIT è “Technology with human touch”: come spiega il direttore scientifico, Roberto Cingolani, “la nostra ricerca è umano-centrica, ispirata al mondo biologico e basata su un approccio multidisciplinare”.

istituto-italiano-di-tecnologiaCon oltre 160 invenzioni, 348 domande di brevetto e 11 start up create in dieci anni, l’Istituto Italiano di Tecnologia è tra gli enti di ricerca più prolifici del nostro Paese. Sono undici i macro progetti avviati dall’Istituto per il biennio 2015-2017 e tra questi la robotica occupa un posto centrale.

 

Robot domestici e soccorritori, ecco i robot dell’Istituto Italiano di Tecnologia

L’Istituto Italiano di Tecnologia sta lavorando a cinque piattaforme robotiche. La prima – e forse la più nota – è il robot bambino iCub, un  robot umanoide che impara dall’esperienza. Alto poco più di un metro, cresce con l’interazione, imparando gesti e comportamenti che memorizza sotto forma di algoritmi. Per il momento, svolge ancora attività elementari, ma è già in grado di afferrare oggetti in movimento e di riconoscere il suo interlocutore. L’obiettivo dei ricercatori dell’IIT è fare di iCub un robot da compagnia. Per questo motivo, dall’esperienza di questi anni su iCub è nato il robot R1, il primo personal robot destinato alle famiglie, che dovrebbe essere in vendita tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

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HyQ e Walk-man sono due robot sviluppati per affiancare o sostituirsi all’uomo in zone pericolose e disastrate. HyQ è un robot quadrupede mosso da motori idraulici e dotato di braccia per afferrare oggetti, rimuovere ostacoli e aprire porte. La sua evoluzione è HyQ2Maxpiù forte, robusto e versatile del primo. HyQ2Max è stato realizzato in una lega di alluminio aerospaziale.

Walk-man è invece un robot umanoide in grado di camminare su terreni accidentati e di rialzarsi dopo una caduta. Si muove in modo autonomo e ha mani prensili che gli consentono persino di guidare.

Tra i robot umanoidi creati dall’Istituto Italiano di Tecnologia c’è anche CoMan. Fratello minore di Walk-man, è alto 95 centimetri, pesa 31 kg e ha 25 gradi di libertà. Compatto e resistente – i suoi componenti sono realizzati in titanio, acciaio e alluminio – CoMan ha gambe e braccia estremamente flessibili ma non ancora una testa.

Si ispira invece al mondo vegetale Plantoid, al centro di un progetto europeo avviato nel 2012. Parliamo di un robot dotato di radici (robotiche ovviamente) che riproducono la capacità di penetrazione delle piante nel sottosuolo. In futuro, Plantoid potrebbe essere impiegato in attività di monitoraggio e bonifica ambientale.

L’Istituto Italiano di Tecnologia all’avanguardia nella riabilitazione robotica

L’Istituto Italiano di Tecnologia sta investendo risorse ed energie tra l’altro anche nel campo della riabilitazione robotica. Grazie a un accordo con l’Inail, l’IIT ha infatti definito un programma di ricerca finalizzato allo sviluppo di protesi robotiche, esoscheletri per disabili (di cui parliamo nell’articolo Esoscheletro per disabili: così cambia la vita di chi non può camminare), e altri strumenti riabilitativi. Il primo risultato di questa collaborazione è la mano robotica SoftHand Pro. Realizzata in materiale plastico con una stampante 3D, SoftHand Pro pesa solo 500 grammi.

Robot biodegradabili che si decompongono

Tra le sfide dell’Istituto Italiano di Tecnologia c’è anche la realizzazione di robot biodegradabili, che si decompongono quando hanno completato la loro missione, proprio come gli esseri umani alla fine del loro ciclo di vita. Saranno realizzati utilizzando materiali bioplastici, capaci di assumere a seconda delle necessità una struttura rigida o flessibile. Già nei prossimi anni potremmo avere robot capaci di decomporsi in ogni loro parte quando non ci sarà più bisogno di loro.

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