Ingegneria tissutale, cos’è e perché ci allungherà la vita

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L’ingegneria tissutale è una branca dell’ingegneria biomedica che studia la possibilità di rigenerare organi e tessuti del corpo umano, danneggiati da una patologia, da un incidente o dall’invecchiamento, senza dover ricorrere a trapianti o protesi. Si tratta di una scienza multidisciplinare che applica i principi dell’ingegneria per realizzare dei sostituti biologici capaci di ripristinare una determinata funzione dell’organismo.

Non parliamo di tessuti e organi completamente artificiali  – come quelli descritti nell’articolo Uomini robot, ecco come guariremo da tutte le malattie – ma di impianti costituiti da cellule viventi fatte proliferare su strutture realizzate in laboratorio con materiali biocompatibili e bioassorbibili.

Come la bioingegneria, anche l’ingegneria tissutale ha l’obiettivo di combattere le malattie per migliorare la nostra qualità di vita. Un obiettivo condiviso, seppur con metodi e un approccio diverso, dalla robotica e le sue applicazioni in campo medico: la chirurgia robotica, le protesi robotiche, l’esoscheletro per disabili.

Ingegneria tissutale, a che punto è la ricerca

Pur essendo una disciplina ancora emergente, l’ingegneria dei tessuti ha già prodotto risultati interessanti, rigenerando tessuti come la pelle – danneggiata da ustioni o ulcere cutanee – gli epiteli e la cornea (di quest’ultimo argomento parliamo anche negli articoli Occhio artificiale, sconfiggere la cecità ora è possibile e Retina artificiale, la tecnologia italiana speranza per i non vedenti).

In alcuni casi si è andato anche oltre, ricostruendo tessuti più complessi o addirittura degli organi. I ricercatori statunitensi del Wake Forest Institute di Winston Salem, ad esempio, hanno realizzato e impiantato su alcune donne, affette da una malformazione congenita, una vagina bioartificiale – chiamata anche vagina bionica  utilizzando cellule muscolari prelevate dalle stesse pazienti.

Un team di scienziati dell’Università di Basilea ha invece rigenerato la cartilagine del naso di cinque pazienti con tumore della pelle. Dopo aver asportato un frammento di tessuto dal setto nasale, hanno isolato e fatto crescere le cellule su una membrana di collagene che è stata successivamente impiantata senza effetti collaterali.

Si tratta, in entrambi i casi, di sperimentazioni che richiederanno ulteriori verifiche prima di diventare delle pratiche chirurgiche, ma dicono già molto sulle potenzialità dell’ingegneria tissutale e sulle sue possibili applicazioni.

Ingegneria tissutale, il futuro

La prossima frontiera dell’ingegneria tissutale, assicurano gli esperti, riguarderà il trattamento delle malattie cardiovascolari – attraverso la realizzazione di valvole biologiche -, di malattie neurovegetative come il morbo di Parkinson e delle lesioni del midollo spinale.

L’obiettivo finale dell’ingegneria dei tessuti è realizzare dei veri e propri organi di ricambio, costruiti in vitro, in grado di funzionare come quelli naturali. Un traguardo ambizioso che – se raggiunto – potrebbe allungarci la vita, trasformandoci in cyborg “immuni” alle malattie.

 

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