Esoscheletro da combattimento, i super soldati scendono in campo

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Un esoscheletro da combattimento è un robot indossabile pensato per aumentare la forza e la resistenza nei soldati, una “tuta” bionica che cancella la fatica e moltiplica le energie. Un esoscheletro militare potenzia le capacità motorie di chi lo utilizza: è come disporre di muscoli supplementari che consentono di sollevare e trasportare carichi pesanti – armi, munizioni ed equipaggiamenti vari –  con il minimo sforzo.

Per gli esperti di strategia militare gli esoscheletri da combattimento offriranno vantaggi indiscutibili dal punto di vista tattico e logistico ma prima di vederli sul campo bisognerà attendere ancora. Sono diversi i progetti in cantiere. In questo articolo ve ne presentiamo alcuni.

Esoscheletro da combattimento: Usa, Francia e Russia all’avanguardia

esoscheletro-da-combattimentoIl primo tentativo di realizzare un esoscheletro da combattimento risale al 1965, quando l’americana General Electric progettò Hardiman, un dispositivo robotico troppo pesante e ingombrante per avere un futuro fuori da un laboratorio.

Nei decenni successivi, anche grazie a ingenti finanziamenti pubblici, la ricerca è andata avanti sviluppando modelli più evoluti e a misura di soldato.

XOS 2, ad esempio, è un esoscheletro militare prodotto da Raytheon per conto della Darpa, l’agenzia del Dipartimento della Difesa americano. Pesa 88 chili ma chi lo indossa ne percepisce solo cinque. È ancora alimentato via cavo ma entro il 2020 sarà dotato di un propulsore con 8 ore di autonomia.

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Hercule V3

 

Sempre per l’esercito americano, Lockheed Martin ha realizzato HULC, acronimo di Human Universal Load Carrier. Già testato in Afghanistan, permette di sollevare fino a 90 kg e di raggiungere una velocità massima di 18 km/h.

Dalla Francia arriva invece Hercule, esoscheletro da combattimento sviluppato da RB3D con fondi del Ministero della Difesa. A differenza di altri dispositivi, è alimentato da motori elettrici e ha un’autonomia di 20 km. Al momento sopporta carichi di 40 kg, ma i produttori sperano di aumentarne la capacità di sollevamento fino a cento.

 

Non è ancora un esoscheletro militare ma lo diventerà entro il 2025. Così almeno assicurano gli inventori di Ratnik, una tuta ignifuga e antiproiettile che protegge il 90% del corpo. Realizzata in fibra aramidica, è pensata principalmente per cecchini, fucilieri e autisti di mezzi blindati. Nel 2015 l’hanno utilizzata 80 mila soldati russi.

Un esoscheletro da combattimento italiano

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Il laboratorio di Robotica Percettiva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha sviluppato Body Extender, un esoscheletro da combattimento che aumenta di venti volte la forza del soldato che lo indossa. Dotato di 22 gradi di libertà, consente di sollevare fino a 100 kg. Il primo prototipo è stato completato nel 2009 con il cofinanziamento del Ministero della Difesa.

 

Esoscheletro da combattimento: con Talos si diventa invincibili

esoscheletro-da-combattimento-3Concludiamo la nostra breve rassegna sugli esoscheletri militari parlando di Talos, un progetto promosso dal Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti in collaborazione con 95 tra università, agenzie governative, laboratori e aziende. L’obiettivo è produrre entro il 2018 un esoscheletro ancora più sofisticato di quelli descritti sopra, una corazza hi-tech resistente ai proiettili che consenta di trasportare carichi fino a 50 kg senza fatica. Dotato di sensori che monitorano i parametri vitali del soldato, questo esoscheletro rilascerà una schiuma suturante in caso di ferite e regolerà la propria temperatura in base al clima.

 

Di esoscheletri da combattimento e di esoscheletri in generale ci siamo occupati anche negli articoli:

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